Ansia di malattia

L’ansia di malattia: la definizione più recente di una condizione patologica chiamata ipocondria.

Ansia di malattia o ipocondria
“Ve lo dicevo che ero malato!”

L’ansia di malattia corrisponde all’ipocondria, alla paura delle malattie, alla paura di essere malati che diventa una vera e propria ossessione. Dell’ipocondriaco, malato immaginario, fa un ritratto molto efficace Molière nella seconda metà del milleseicento.

Paura di ammalarsi e paura di essere malato

Parlando  del disturbo ossessivo, ho già accennato a una condizione in cui la paura delle malattie è in primo piano. 
L’ipocondriaco non ha paura di ammalarsi, ma “coltiva” la convinzione, fonte continua di ansia, di essere già malato.
L’ossessivo che si lava ripetutamente cerca di scongiurare il rischio di contrarre infezioni e di mantenersi sano.
L’ipocondriaco, convinto com’è di essere malato, può solo cercare nelle visite mediche e nei controlli la conferma del male che lo ha colpito.

Attenzione ai segni minimi di malattiaMolière, il malato immaginario

Per questo, si impegna  in un continuo lavoro di indagine alla ricerca  di segni o sintomi che dimostrino la presenza della malattia.
La ricerca inizia da un’attenzione continua al proprio corpo, alle minime variazioni: ad esempio, una alterazione del battito cardiaco dimostra che ha una cardiopatia. Se la preoccupazione di essere cardiopatico lasciava un margine di dubbio, ora c’è una certezza : il suo cuore è malato.

Visite ed esami a ripetizione

Pur essendo sicuro della sua autodiagnosi, l’ipocondriaco va alla ricerca di improbabili smentite: consulta medici, si sottopone a esami clinici a ripetizione, cerca su Internet conferme della sua diagnosi. 
La malattia di cui soffre è sempre molto grave e di solito mortale, ma spesso le indagini non la confermano.

Il sollievo dall’ansia di essere malato dura poco di solito perché le indagini potrebbero essere sbagliate o non abbastanza approfondite, o perché la paura di  malattia rispunta sotto altre forme, si sposta a  un altro organo , da una zona all’altra del corpo. Il male migra, cambia aspetto, ma non guarisce.
Non guarisce perché rappresenta la minaccia della morte a cui non ci si può sottrarre.
Non sarebbe corretto dire che l’ipocondriaco è ossessionato dalla paura di morire. Questo suo rincorrere le malattie di fatto esorcizza la paura della morte. Controlla la morte inseguendola, cercando di scovarla dove si nasconde, cogliendone i minimi segni, le tracce appena accennate. L’ipocondriaco non scappa, non evita, non si rassicura trovando “facili ” soluzioni, come certi rituali dell’ossessivo.  
L’ipocondriaco è sempre in guerra, i periodi di tregua sono brevi e la tregua è sempre una tregua armata. Visite specialistiche ed esami non rassicurano se non per poco. Anche perché si presenta subito il dubbio che i vari accertamenti potrebbero essere sbagliati.
Ci sono casi in cui l’ipocondriaco adotta misure preventive allo scopo di ridurre il rischio. Se è convinto che il suo cuore è malato, limiterà o sospenderà del tutto l’attività fisica,  non si recherà in zone prive di presidi di pronto intervento. Si tratta di misure di controllo, che spesso aumentano sempre di più condizionando pesantemente la vita di queste persone.

Che fare

Nella mia esperienza, gli interventi più efficaci sono quelli messi a punto dalla terapia strategica.

La tecnica più importante di questo approccio terapeutico è il cosiddetto check-up ipocondriaco, che è di fatto una prescrizione del sintomo. Si invita il paziente a controllare minuziosamente il proprio corpo allo scopo di rintracciare eventuali segni di malattia. Questa ispezione diventa un vero e proprio rituale, un monitoraggio giornaliero di tutto quello che di malato si può cogliere nel corpo.
Gli ipocondriaci lo fanno già, ma con questa prescrizione  il controllo si attua con scadenze e modalità precise. Ad esempio, il paziente dovrà tenere anche un diario del check up, riportando per iscritto tutti i segni che rileva e le ipotesi diagnostiche, cioè quali potrebbero essere le malattie collegate.  

Un’altra prescrizione riguarda la tendenza a cercare su Internet siti in cui si parli della malattia da cui si sentono affetti. La consegna che viene data è del tipo: “Può non consultare per nulla Internet, ma se inizia a farlo deve continuare per 59 minuti esatti, non uno di più, non uno di meno”. 
Si tratta di accettare la tendenza al controllo, imponendo però dei vincoli che ne minano le fondamenta. Una mia paziente, frenetica frequentatrice di Internet, mi ha detto: “Non ce l’ho fatta ad andare avanti per 59 minuti, mi è capitato più di una volta di non iniziare nemmeno con le mie ricerche.”

A chi vuole approfondire consiglio il libro sull’argomento di Giorgio Nardone e Alessandro Bartoletti,La paura delle malattie“.

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