Fibromialgia

dolore cronico diffuso

La fibromialgia è un disturbo sempre più diffuso e colpisce soprattutto le donne . Il sintomo principale è il dolore, che parte dai muscoli e dal tessuto fibroso. Altri sintomi sono la rigidità muscolare, una debolezza profonda, uno stato di tensione, l’insonnia e un’accentuata sensibilità al freddo.
Nelle forme più gravi uno sforzo anche modesto lascia spossati ed esausti. La malattia può essere, quindi, decisamente invalidante. Si tratta di una malattia cronica e a tutt’oggi non se ne conosce l’origine.

FIBROMIALGIA E DISBIOSI INTESTINALE

In tempi recenti ha preso corpo un’ipotesi interessante. Nella fibromialgia la  soglia del dolore si abbassa perché c’è carenza di una sostanza *  che si riduce a causa di un’alterazione del microbioma, cioè dei microorganismi che vivono nell’intestino. E’ per questo motivo che di cura più efficace potrebbe essere una dieta specifica, che associata a degli integratori, risolve la disbiosi intestinale e riporta a livelli normali la sostanza di cui abbiamo parlato.

E un esempio di quell’asse intestino cervello che negli ultimi anni è oggetto di molte ricerche. 

L’ho inserita tra i disturbi che curo anche se mi sono capitati pochissimi casi, perché con un trattamento basato su un integratore e alcuni accorgimenti dietetici, i risultati sono stati molto soddisfacenti.  Questa terapia si basa sull’ipotesi di una disbiosi intestinale, causata da un’alterazione del microbiota. Per chiarimenti su disbiosi e microbiota rinvio a un articolo del blog

La sostanza a cui accenno nell’articolo è il Neuropeptide Y, che modula la soglia del dolore. La sintesi di questo neurotrasmettitore cerebrale avviene grazie al triptofano che è un aminoacido essenziale assunto con il cibo. Nell’intestino il triptofano svolge varie funzioni, tra cui la sintesi di serotonina e del Neuropeptide Y. Se il microbiota cioè il complesso di microorganismi (batteri, virus, funghi) che risiedono nell’intestino si altera (disbiosi) il triptofano viene in buona parte eliminato e si riduce così la produzione di  serotonina che svolge molte funzioni importanti e del neuropeptide che concorre alla modulazione  della temperatura corporea. Questo spiegherebbe l’abbassamento della  soglia del dolore e la  sensibilità al freddo che si riscontrano nella fibromialgia.

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