La psicoterapia breve strategica

Quando la soluzione diventa il problema

L’ipotesi centrale della terapia breve  strategica si basa sul concetto di tentata soluzione.

Le tentate soluzioni sono quelle misure e quei comportamenti che una persona adotta per far fronte a un problema.

Le tentate soluzioni di solito sono strategie adattative che funzionano bene in molti casi, ma in alcuni casi danno risultati positivi solo  in una fase iniziale.

Se protratte nel tempo, non solo mantengono il problema ma lo peggiorano costruendo un disturbo, una patologia. 

Un esempio per chiarire.

Una persona, mentre si trova in un luogo affollato, è colta da un malore e rientra rapidamente in casa. Il malore è qualcosa di contingente, di acuto, ma  si risolve in poco tempo. Gli esami ematici e l’elettrocardiogramma sono normali. 

Il soggetto, però, turbato da quello che gli è successo, decide di non uscire di casa per qualche giorno. Quando arriva il momento di rientrare al lavoro,  sorge il timore di star male di nuovo e alla fine decide di rimanere al proprio domicilio ancora per un po’.  Avanti di questo passo, la paura di uscire aumenta e può trasformarsi in una fobia, un’agorafobia in questo caso, cioè la paura degli spazi aperti. 

In questo modo, la mente costruisce una patologia.Un disturbo che si genera senza che ci sia una base biologica,  che  non ha le sue radici nell’inconscio e non è neanche il risultato di un apprendimento sbagliato, ma è sostenuto dalla tendenza a ripetere una soluzione che protraendosi crea un circolo vizioso. Questo perché se qualcosa non funziona, invece di cercare altre strade , spesso si intensifica lo sforzo nella stessa direzione.

La tentata soluzione in questo caso è l’evitamento, tipico delle situazioni fobiche.

Il nostro soggetto può chiedere di essere accompagnato al lavoro o di avere comunque qualcuno che gli stia vicino quando deve uscire. Questa richiesta di aiuto è un’altra tentata soluzione, frequente  nelle fobie. Il punto d’arrivo è una paura sempre più radicata e incoercibile che rende cronico il disturbo iniziale. 

L’obiettivo terapeutico è far sì che la persona abbandoni le soluzioni fallimentari e affronti la paura.  Per raggiungere questo obiettivo, si utilizzano tecniche di vario tipo, a volte apparentemente bizzarre, spesso paradossali, allo scopo di rompere il circolo vizioso della soluzione che perpetua il problema. 

Le tecniche variano a seconda del tipo di patologia e mirano a indurre il paziente a fare quello che teme di più, a vivere un’esperienza emotiva che gli apre prospettive nuove.

Lo sblocco, cioè il superamento della sintomatologia, si verifica di solito dopo tre-quattro incontri. Le sedute successive sono dedicate al rinforzo dei risultati raggiunti e alla spiegazione degli stratagemmi utilizzati.

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