Perché preferisco le terapie brevi

Negli anni ho conosciuto e praticato diversi tipi di psicoterapia tra cui la psicoterapia cognitivo-comportamentale, la terapia della famiglia, la terapia sistemica, ma alla fine mi sono orientato  verso la terapia strategica breve che è l’argomento principale di queste pagine e la proposta terapeutica che rivolgo a chi soffre dei disturbi per cui si è dimostrata particolarmente efficace. Qui metto in evidenza gli aspetti che considero positivi di quest’approccio, prendendo spunto dalle critiche che sono state mosse. 

L’ideatore principale di questo modello terapeutico è Paul Watzlawick, autore di libri che per me sono stati pietre miliari: laPragmatica della comunicazione umana, pubblicato nel 1967, eChange. Sulla formazione e la soluzione dei problemi”. Il luogo mitico dove lavorò a lungo Watzlawick è il Mental Research Institute” di Palo Alto in California, punto di riferimento importante per ricercatori e terapisti di prima grandezza come Gregory Bateson, Don Jackson, Paul Weakland. In quegli anni si posero le basi per un’autentica rivoluzione non solo in campo psicologico. Chi è interessato troverà  un articolo in cui ricostruisco brevemente la storia di quel periodo.

Vorrei adesso esporre i motivi che mi hanno spinto a preferire le terapie brevi.

LA DURATA

Non ho mai amato le terapie che si trascinano nel tempo, che vanno avanti per inerzia, con effetti di frustrazione per i terapeuti e per i pazienti.
La durata media di una terapia è un aspetto importante per la maggior parte dei pazienti. A parità di risultati, chi sceglierebbe di sottoporsi a un’analisi di cinque anni invece che a una terapia che fin dall’inizio si pone dei limiti di tempo molto ristretti (dieci sedute, in ogni caso non più di venti)?

Sono in gioco non solo questioni di tipo economico ma anche il persistere di un disturbo 
per un periodo più o meno lungo. Chi sta male vuole guarire il prima possibile, il che è ovvio.

LA TERAPIA FINE  A SE STESSA

Molti pazienti accettano terapie che si protraggono nel tempo per la convinzione diffusa che quanto più un problema è serio e difficile tanto più la cura richiede tempi lunghi.

Spesso, però, la seduta diventa per la persona che soffre uno spazio in cui ritorna volentieri perché si sente accolta e capita. Questo può far perdere di vista, almeno in parte, l’obiettivo del cambiamento.

SCOPRIRE LE CAUSE

Si dice spesso che le terapie brevi sono puramente sintomatiche, cioè risolvono i problemi solo in superficie senza rimuoverne le cause. Questo può essere vero ma la scoperta delle cause di un disturbo non ne garantisce la sparizione. Non solo, la maggior parte dei pazienti vuole la scomparsa dei sintomi e non è interessata alla ricerca delle cause sottostanti.

STAR BENE PRESTO, MA PER QUANTO TEMPO?

Si può obiettare ancora che la terapia breve rende più probabili le ricadute e che i suoi effetti sono di breve durata.

Il  criterio che si usa per valutare l’efficacia nel tempo è l’eventuale ricomparsa dei sintomi dopo sei mesi, dopo un anno. Può essere ma in questo campo è difficile fare ricerche che siano attendibili.

Per le terapie strategiche brevi  sono previsti  controlli  per verificare l’eventuale ritorno dei sintomi  a distanza di sei mesi, un anno. I risultati sono molto positivi.

LE CURE CON I FARMACI SONO UNA TERAPIA BREVE?

Come psichiatra, mi è successo tante volte di risolvere problemi di varia natura, specialmente le sindromi ansioso-depressive, nell’arco di poche settimane, utilizzando solo i farmaci. Questo perché sicuramente certi farmaci sono efficaci ma anche perché non mi limitavo a prescrivere una cura ma stabilivo con il paziente un dialogo fatto di commenti, osservazioni, domande, interventi. I farmaci, se usati con accortezza, sono uno strumento molto potente, anche a prescindere dalla loro azione chimica. A mio giudizio possono integrarsi bene in una terapia breve

QUANDO USARE LE TERAPIE BREVI?

Un altro aspetto di cui tener conto sono le indicazioni. Le terapie brevi funzionerebbero bene per disturbi non gravi. Di fatto, la terapia familiare ha riscosso successi importanti soprattutto con gli psicotici e le anoressiche. Comunque sia, è stata usata con risultati molto positivi  per i disturbi ansiosi, compreso il disturbo ossessivo compulsivo, le cosiddette nuove dipendenze, i disturbi alimentari, i disturbi sessuali. Patologie di larga diffusione.

LE TERAPIE BREVI SONO MANIPOLATORIE?

Il ruolo attivo del terapeuta, il ricorso a trucchi e stratagemmi, l’utilizzo di una comunicazione a volte ipnotica sono considerati espressione di una condotta manipolatoria del terapeuta. Di fatto,  i vari stratagemmi sono spiegati nella fase finale della terapia. 

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